L’uomo è ciò che mangia (L. Feuerbach): il cibo fra materia e spirito, scienza e religione

Giardino Botanico “Dina Bellotti”, Via Monteverde, 24, Alessandria
23 settembre 2017
21.00

Conferenza del prof. Francesco Tomasoni.

Il rapporto dell’uomo di oggi col cibo è paradossale: da un lato è stata debellata la fame per larga parte della popolazione, dall’altro si diffondono, soprattutto fra le nuove generazioni, disturbi nell’alimentazione; da un lato cresce la ricerca della qualità degli alimenti, dall’altro la loro quantità e gli sprechi sono favoriti dalla grande distribuzione. Si è perso il senso naturale e sacrale del cibo? L’alimentazione divenne argomento centrale a metà dell’Ottocento grazie ai seguenti fattori: i movimenti socialisti, impegnati a combattere la fame delle classi meno abbienti, i medici e fisiologi intenti a studiare i processi dell’alimentazione, gli etnologi e gli studiosi delle religioni, sempre più colpiti dal valore simbolico del mangiare e bere. Tutto questo ebbe un impatto nella concezione dell’uomo, come unità vivente di corpo e anima, individuo, comunità e natura. Il filosofo Ludwig Feuerbach dichiarò: “L’uomo è ciò che mangia” in due saggi: La scienza naturale e la rivoluzione (1850) e Il segreto del sacrificio ovvero l’uomo è ciò che mangia (presumibilmente del 1862). L’oggetto del mangiare corrisponde all’essenza del soggetto, la distruzione si trasforma in creazione, unione agli altri e alla natura. Emerge così il valore sacrale del pane, del vino, del sale, del fuoco, dell’aria. La natura e il divino si intrecciano in un discorso in cui l’alimento è condizione del ricambio organico, ma anche dello scambio culturale e della formazione simbolica.